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Video (dal secondo 0:55): Camorra, morte in diretta di una vittima innocente.

Diario 17/6/2009

Dei bastardi (scusate, ma nonostante la loro giovane età non trovo altro modo di chiamarli) sfrecciano sui loro maledetti scooter a seminare morte tra le vie del centro di Napoli sparando all'impazzata.
Un passante, un uomo che stava solo vivendo la sua vita, come fate voi ora in questo preciso momento, viene ferito a morte.
La sua donna, disperata, lo trascina a fatica e implora aiuto, fin quando egli non si accascia ed esala l'ultimo respiro. Non è l'ultima frontiera del grande fratello, è tutto vero. E la cosa più dolorosamente vera è che nessuno si è fermato a prestare aiuto, nessuno. Tutti a voltarsi dall'altra parte e scappare via. Forse perché era un rom? O perché avevano paura di avere visto troppo (con certe cose meglio non avere a che fare)?
Per una volta le ragioni di tutto questo non mi interessano.
Rimane solo lo schifo e l'amarezza.
L'amarezza perché cose così gravi, al pari di altre che lo sono molto meno, scivolano sulla pelle di questo Paese come se fosse normale, o perlomeno fosse impossibile o perlomeno inutile anche solo tentare le cose: e se così è non mi stupisco se scompare l'interesse per la politica e il coraggio della speranza.
Lo schifo perché fintantoché questa è l'Italia, io stesso, che non riesco a rinnegare la mia italianità, non riesco a non farmi schifo da solo.




permalink | inviato da PoliticaMente il 17/6/2009 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).