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Pippo Baudo da Fazio

Diario 29/5/2010

Ho appena visto Pippo Baudo da Fazio.

Da qualche anno a questa parte mi sorprendo, ogni volta che lo vedo, nell'essermi abbandonato ad un nostalgico apprezzamento di un'ironia garbata e moderata.

Mi sorprende perché qualche anno fa Pippo Baudo rappresentava l'icona pop di un mondo culturale che per un italiano di sinistra era il sistema da combattere.

Oggi, quell'humus culturale che sapeva d'incenso, democristiano, ci desta nostalgia: e mi viene il sospetto che sia la vecchiaia che avanza.

Dopo un attimo mi accorgo che non ho ancora compiuto 28 anni, e allora comprendo che la causa non è l'età anagrafica, ma l'appartenenza ad un Italia fatta di valori e principi che non esiste e non esistono più.

Allora, guardando Pippo Baudo, mi accorgo di essere un esiliato in patria. E che aveva ragione chi diceva che saremmo morti tutti democristiani.



permalink | inviato da PoliticaMente il 29/5/2010 alle 21:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).