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Più donne nelle posizioni di potere

Politica 28/9/2010

Domani si discute in Parlamento delle prospettive della seconda metà della legislatura: una liturgia stanca e priva di significato, se non quella di risolvere beghe di potere interne alla maggioranza.

Sarebbe oltremodo temerario o audace chiedere che le forze di opposizione non si limitino a guardare come comodi spettatori che si concluda lo squallido spettacolo che giustamente il primo attore (ricorrendo alla nota tecnica narrativa dello straniamento) ha chiamato "teatrino della politica"?

Nell'imminenza di elezioni che ormai sono prossime (mese più, mese meno) il tema della legge elettorale diventa di drammatica urgenza.

Perché non usarlo per fare qualcosa di utile a questo Paese? In Norvegia la legge impone che il 40% dei managers sia donna (in politica sono "naturalmente" la metà): perché non proporre un meccanismo simile per la composizione del nostro parlamento, tantopiù adesso che la legge attuale impone le liste bloccate?

Mi sembra un messaggio chiarissimo e importante: lanciare la sfida a Berlusconi (amante delle donne) e dire "per legge alle prossime elezioni ci deve essere l'alternanza uomo-donna nelle liste elettorali. Se la legge non passa si saprà le donne di questo Paese e tutti coloro che hanno a cuore la parità tra i generi sapranno chi sono i responsabili; noi per parte nostra ci impegniamo sin d'ora, insieme a chi vorrà appoggiare questa proposta, a rispettare questa alternanza nella composizione delle nostre liste, anche se la proposta di legge non sarà approvata".

Una proposta di una chiarezza limpida, cristallina. All'insegna del rinnovamento e della valorizzazione delle energie e delle risorse delle donne italiane, tante giovani donne, volti nuovi della politica, che porteranno aria nuova nelle atmosfere stantie delle stanze del potere.

E mi rivolgo in particolare a chi vuole "rottamare" le vecchie classi dirigenti. Dire "dentro qualcuno", in questo caso le donne, è un messaggio più positivo e digeribile che dire "fuori tutti". Suona meglio.
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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).