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Legge elettorale: calma e gesso

Politica 18/1/2014

Legge elettorale: fermi tutti, calma e gesso. 

Il PD vuole da sempre il doppio turno. 

Berlusconi non vuole il doppio turno e le preferenze. 

Sembra ci possa essere un'intesa sullo spagnolo (quindi niente doppio turno e preferenze) perché, si dice, favorirebbe i partiti più grandi a causa della ripartizione dei seggi in circoscrizioni molto piccole, con soglia di sbarramento implicita superiore al 15% (e allora il PD ci sta perché è tutelato il bipolarismo, anzi il bipartitismo). 

A queste condizioni però non ci sta Alfano, e allora lo spagnolo è "corretto" con una ripartizione su base nazionale e soglia del 5% (e dunque i piccoli partiti sono tutelati). 

Ma se la montagna deve partorire il topolino di un mini-porcellum con liste ancora bloccate e nessun meccanismo per la riduzione della frammentazione, non varrebbe la pena tenersi la legge che viene fuori dalla sentenza della Corte? O tutto questo movimento è perché non vogliono le preferenze? 

E soprattutto il PD, che muove le danze, che convenienze avrebbe da questa riforma?
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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).