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Cosa ci dicono le elezioni in Emilia?

Politica 7/2/2020

(1) La politica é come il calcio. É bella perché in Italia abbiamo quasi sessanta milioni di esperti ma poi arrivano i numeri a dare risultati chiari che ci piace ignorare.

(2) Aspettare a volte serve perché la piena possa passare. Il senso principale di questo governo coi cinque stelle era quello lí. Se il risultato dell'Emilia puó servire a qualcosa (magari non tutti siamo dáccordo con una lettura nazionale) é che la decisione di allora sta iniziando a produrre i suoi frutti.

(3) Il PD torna primo partito in Emilia Romagna dopo tanti anni.

(4) La Lega viceversa prende una battuta d'arresto. Peró nonostante questo é interessante notare che dopo trenta anni di innamoramenti per movimenti e partiti estemporanei, in questo momento il risultato dell'Emilia fotografa un risultato non bipolare ma bipartitico (Labour e Tories in Inghilterra viaggiano su quei livelli lí) dove a vincere sono i due brand piú vecchi, il PD (figlio dei partiti della Prima Repubblica) e la Lega (il partito piú vecchio in assoluto tra quelli esistenti).

(5) conseguenza di (4) é che alcuni movimenti che hanno avuto successo negli anni addietro (che é successo a Forza Italia??) sono scomparsi (o quasi): primo fra tutti il M5S. Appena un anno e mezzo fa stavamo a temere il consolidarsi di un asse populista Lega-M5S che avrebbe strutturalmente cambiato la scena politica italiana. Quello spauracchio non esiste piú. L'asse Lega-M5S non é piú un'opzione perché uno dei due poli si é liquefatto.





permalink | inviato da PoliticaMente il 7/2/2020 alle 0:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).