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Perché il doppio turno va bene?

Politica 20/1/2014

Si dice che il doppio turno "nazionale" è cosa diversa dal doppio turno di collegio (e dunque non sarebbe altrettanto valido).

Sono due cose diverse, certamente. Ma il risultato che il doppio turno è inteso a raggiungere - il taglio delle ali e la riduzione del potere di "interdizione" dei partiti più piccoli - è il medesimo: dunque avremo la possibilità per gli elettori di scegliere maggioranze coese fatte idealmente di un solo partito, laddove il primo turno è dedicato alla rappresentanza, e il secondo alla scelta della maggioranza di governo. 

La differenza più grande è nella scelta dei signoli parlamentari: in Francia si usano i collegi uninominali, in Italia si userebbero le liste corte bloccate (che si possono anche chiamare collegi plurinominali). 

Questa differenza è sopravvalutata: è vero che nel collegio si conosce il proprio candidato, ma in una lista corta i candidati realmente eleggibili sono uno o due (forse tre, se il partito si aggiudica il premio) a seconda della grandezza dei partiti: dunque in realtà questo modello ha il merito di potere permettere l'alternanza di genere e quindi una maggiore partecipazione femminile. 

Infine, si dice, con le liste bloccate i candidati sono "paracadutati". Ma anche questo dipende: abbiamo avuto i collegi uninominali con il Mattarellum, e i candidati erano puntualmente paracadutati in nome delle coalizioni (cosa non necessaria grazie al doppio turno, poiché ogni partito va per conto suo). 

La bontà di questo modello dipende molto da come verrà interpretato dai partiti: se i partiti selezionano i candidati con primarie di circoscrizone e preferenza di genere, l'elettore consocerà i nomi di un candidato uomo e una candidata donna che saranno elette se il partito va bene, più un terzo se il partito vince, mentre nei partiti piccoli a essere eletto (se il partito ottiene un seggio) è il priimo della lista, come nel collegio. 

Mica così male, direi.

Se Renzi porta a casa il doppio turno chapeau e zitti tutti.

Politica 20/1/2014

Si apprende da Repubblica che nella bozza di accordo Renzi-Berlusconi ci sarebbe il ballottaggio: http://www.repubblica.it/politica/2014/01/20/news/legge_elettorale-76439233/?ref=HREA-1

Se Renzi chiude un accordo con Berlusconi sul doppio turno, sarà riuscito là dove i predecessori del PD hanno fallito per un ventennio: persino se il prezzo dell'accordo fossero le liste bloccate (ma corte) sarebbe un risultato semplicemente storico e di importanza fondamentale per la vita politica del nostro Paese.

Se poi riuscisse a chiudere anche sulla riforma del bicameralismo (e dunque l'abolizione del Senato come lo conosciamo), sarebbe semplicemente un trionfo.

In tal caso, Cuperlo, Fassina & co. farebbero bene a riconoscere i meriti del segretario, e dare una mano piuttosto che rimuginare (a proposito, verrebbe da dire con cattiveria: Fassina chi?...).

Alle 4 del pomeriggio Renzi farà vedere le carte che ha in mano.

Purtroppo, però, come al solito il mazzo è nelle mani di Berlusconi. Dovremo attendere che si chiuda la mano per capire se si era trattato di un bluff.

Staremo a vedere. Ma in fiduciosa attesa, per una volta.



E se nello spagnolo corretto mettessimo il ballottaggio senza secondo turno?

Diario 18/1/2014

Il titolo può legittimamente sembrare una boutade: ma non lo è.

Capisco che l'intenzione è di "correggere" lo spagnolo introducendo una ripartizione su base nazionale e una soglia del 5%, ovvero dell'8% per le coalizioni (che è un po' dire come una pasta cacio e pepe corretta, senza cacio e senza pepe).

Gli obiettivi di questo miniporcellum (finiamo di chiamarlo spagnolo), a parole, è di assicurare la governabilità e ridurre il potere di ricatto dei partiti più piccoli (pur mantenendone la rappresentanza).

Il punto è che questo ircocervo non garantirà il raggiungimento né dell'uno, né dell'altro. Se per ottenere il premio di maggioranza occorre un voto in più e rimangono le coalizioni, allora sarà naturale vedere competere (e vincere) coalizioni variegate.

Si possono ottenere i due obiettivi diversamente, pur mantenendo (ahinoi!) l'impianto scelto. La risposta è si.

Come? Eliminiamo le coalizioni dalla legge elettorale e sostituiamo quella soglia con una seconda soglia (eventuale) per il premio di maggioranza. Mi spiego con un esempio.

Mettiamo che una lista (non ci sono più le coalizioni, ricordiamolo), per prendere il premio di maggioranza debba prendere il 40% dei voti: soglia volutamente alta, che difficilmente un partito singolo riuscirà a prendere.

Se nessuno ha preso il 40% allora il premio viene dato alla lista che abbia preso più voti, eccedenti la soglia del 30%. In questo caso, però, si prendono in considerazione i "secondi voti" (tecnicamente si chiama voto alternativo o "instant run-off"). 

Che vuol dire? Un po' come per le elezioni comunali, l'elettore può esprimere contestualmente, sulla stessa scheda, due voti: uno per il proprio partito preferito, e uno ai fini del premio di maggioranza. 

Supponiamo che alle elezioni il PD prenda il 29% dei voti, SEL il 5%, i socialisti il 2%, e che tutti gli elettori di SEL e dei socialisti abbiano espresso il proprio "secondo voto" per il PD: sommando il proprio 29% al 7% degli altri partiti, il PD avrà dunque il 36% dei voti. 

Supponiamo pure che nelle stesse elezioni Forza Italia prenda il 31%, NCD, la Lega e Fratelli d'Italia l'1% ciascuno. Forza Italia, considerando anche i voti degli "alleati" (che in realtà alleati non sono, perché sono voti liberamente espressi dagli elettori), va al 34%.

Risultato, vince il PD (nonostante in termini di voti "diretti" Forza Italia ne abbia presi di più), al quale viene assegnato il premio di maggioranza, che si somma ai seggi assegnati sulla base del suo 29% (e non del 36%).

In questo modo: 1) sia il PD che Forza Italia (ovvero: i partiti più grandi) non hanno incentivi a creare delle coalizioni; 2) la proposta politica di ciascuna lista può essere ben definita, anche perché 3) i partiti più piccoli non sono penalizzati (non più di quanto non lo sia, proporzionalmente, il partito grande che non vince); 4) c'è un ballottaggio, ma non c'è un secondo turno.

Attenzione: ricordiamo che Forza Italia non vuole il doppio turno e le preferenze, ma vuole il premio di maggioranza. NCD non vuole che i partiti più piccoli vengano penalizzati. E il PD vuole che sia possibile per i partiti grandi governare senza i ricatti dei piccoli.

Tutti contenti, facile, no? Forse per questo non lo faranno mai.

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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).