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Il tabù dell'Europa nel dibattito politico italiano

Europa 6/12/2017

L’Europa sta diventando, in tutti i Paesi del continente, il tema fondamentale attorno al quale si riorganizzano il dibattito e l’offerta politica. In Italia il tema è invece trattato come un tabù: nessuna forza politica accetta di fare un discorso franco relativamente alla propria idea sull’appartenenza dell’Italia all’Unione. Tuttavia la posizione di alcune forze politiche è chiaramente ambigua quando annunciano la loro contrarietà a questa Unione, e la volontà di cambiare i Trattati per permettere all’Italia di rimanere in un’Unione europea riformata. Singolarmente, questa era esattamente la posizione di Cameron che ha condotto il Regno Unito a celebrare un referendum sull’uscita dall’Unione. Alla luce di questo precedente, possiamo escludere che un processo simile abbia luogo in Italia? La Costituzione italiana non sembra vietare la celebrazione di un referendum consultivo sul tema, e tantomeno che una maggioranza parlamentare possa decidere sul recesso dell’Italia dell’Unione. Questa incertezza sulla procedura applicabile andrebbe risolta con una modifica della Costituzione che sottoponga il recesso dell’Italia dall’Unione a procedure rafforzate che includano anche un referendum, ma che richiedano maggioranze qualificate in due legislature diverse.

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Quello delle amministrative è un risultato importante, ma non bisogna illudersi che sia un'inversione di tendenza

Politica 11/6/2013

Quello delle amministrative di ieri è stato un risultato importante, e giustamente quanti si riconoscano nel campo del centrosinistra fanno bene ad accoglierlo con soddisfazione: allo stesso modo però farebbero l'errore di confondere la realtà con i propri auspici, se ritenessero questo risultato (storico, se si pensa alla "presa" di roccaforti avversarie come Treviso, prima ancora che alla vittoria di Roma) un'inversione di tendenza a livello nazionale utile a prefigurare possibili evoluzioni anche ai fini delle prossime (non troppo lontane?) elezioni politiche. Tutto questo per almeno tre motivi.

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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).