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Ancora un deragliamento

Diario 6/2/2020

Tragedia oggi sulle ferrovie. Una delle grandi opere nazionali di cui andare fieri, ma anche un’incompiuta perché si ferma a Salerno. Eppure - il destino sa essere beffardo e cinico quanto basta - le due vittime sono due macchinisti dai cognomi inequivocabilmente meridionali, uno di Reggio Calabria, l’altro di Capua. E volendo continuare nella tragica ironia del destino, sembra quasi materializzarsi al contrario la Locomotiva di Guccini, nel senso che il treno dei signori lanciato a bomba fa morire soli i due macchinisti proletari. Che riposino in pace.



permalink | inviato da PoliticaMente il 6/2/2020 alle 10:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Per non dimenticare

Diario 27/1/2020

Visto che é la giornata della memoria, per ricordare. Forse é stata la Storia a volere che il risultato delle elezioni in Emilia fosse pubblico oggi, per dare un insegnamento a chi, blaterando di liberazione di una terra che ha dovuto patire simili sofferenze, rischiava di banalizzare il senso e il ricordo della Liberazione: http://lacamiciarossa.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/01/25/per-ultimo-uccisero-suo-padre-affinche-vedesse-prima-morire-tutta-la-famiglia/



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E se nello spagnolo corretto mettessimo il ballottaggio senza secondo turno?

Diario 18/1/2014

Il titolo può legittimamente sembrare una boutade: ma non lo è.

Capisco che l'intenzione è di "correggere" lo spagnolo introducendo una ripartizione su base nazionale e una soglia del 5%, ovvero dell'8% per le coalizioni (che è un po' dire come una pasta cacio e pepe corretta, senza cacio e senza pepe).

Gli obiettivi di questo miniporcellum (finiamo di chiamarlo spagnolo), a parole, è di assicurare la governabilità e ridurre il potere di ricatto dei partiti più piccoli (pur mantenendone la rappresentanza).

Il punto è che questo ircocervo non garantirà il raggiungimento né dell'uno, né dell'altro. Se per ottenere il premio di maggioranza occorre un voto in più e rimangono le coalizioni, allora sarà naturale vedere competere (e vincere) coalizioni variegate.

Si possono ottenere i due obiettivi diversamente, pur mantenendo (ahinoi!) l'impianto scelto. La risposta è si.

Come? Eliminiamo le coalizioni dalla legge elettorale e sostituiamo quella soglia con una seconda soglia (eventuale) per il premio di maggioranza. Mi spiego con un esempio.

Mettiamo che una lista (non ci sono più le coalizioni, ricordiamolo), per prendere il premio di maggioranza debba prendere il 40% dei voti: soglia volutamente alta, che difficilmente un partito singolo riuscirà a prendere.

Se nessuno ha preso il 40% allora il premio viene dato alla lista che abbia preso più voti, eccedenti la soglia del 30%. In questo caso, però, si prendono in considerazione i "secondi voti" (tecnicamente si chiama voto alternativo o "instant run-off"). 

Che vuol dire? Un po' come per le elezioni comunali, l'elettore può esprimere contestualmente, sulla stessa scheda, due voti: uno per il proprio partito preferito, e uno ai fini del premio di maggioranza. 

Supponiamo che alle elezioni il PD prenda il 29% dei voti, SEL il 5%, i socialisti il 2%, e che tutti gli elettori di SEL e dei socialisti abbiano espresso il proprio "secondo voto" per il PD: sommando il proprio 29% al 7% degli altri partiti, il PD avrà dunque il 36% dei voti. 

Supponiamo pure che nelle stesse elezioni Forza Italia prenda il 31%, NCD, la Lega e Fratelli d'Italia l'1% ciascuno. Forza Italia, considerando anche i voti degli "alleati" (che in realtà alleati non sono, perché sono voti liberamente espressi dagli elettori), va al 34%.

Risultato, vince il PD (nonostante in termini di voti "diretti" Forza Italia ne abbia presi di più), al quale viene assegnato il premio di maggioranza, che si somma ai seggi assegnati sulla base del suo 29% (e non del 36%).

In questo modo: 1) sia il PD che Forza Italia (ovvero: i partiti più grandi) non hanno incentivi a creare delle coalizioni; 2) la proposta politica di ciascuna lista può essere ben definita, anche perché 3) i partiti più piccoli non sono penalizzati (non più di quanto non lo sia, proporzionalmente, il partito grande che non vince); 4) c'è un ballottaggio, ma non c'è un secondo turno.

Attenzione: ricordiamo che Forza Italia non vuole il doppio turno e le preferenze, ma vuole il premio di maggioranza. NCD non vuole che i partiti più piccoli vengano penalizzati. E il PD vuole che sia possibile per i partiti grandi governare senza i ricatti dei piccoli.

Tutti contenti, facile, no? Forse per questo non lo faranno mai.

Una verità scomoda?

Diario 30/5/2011

Con questo post intendo solo condividere dei link. Ad ognuno poi la scelta di trarne le conseguenze che ritenga opportune, il mio non è assolutamente un giudizio di valore.

Io stesso avevo dimostrato un certo interesse per il movimento dei grillini in un post di quasi un anno fa: http://politicamente.ilcannocchiale.it/2010/09/27/perche_grillo_non_puo_essere_u.html.

Oggi, dopo la sorpresa per i lusinghieri risultati del movimento cinque stelle alle ultime elezioni, mi imbatto in un documento inquietante: http://www.orsatti.info/2011/05/25/una-vecchia-intervista-radio-sul-fenomeno-grillocasaleggio/

E' l'intervista a Pietro Orsatti, un giornalista che ha voluto guardare meglio cosa c'è dietro il fenomeno Grillo, e ha scritto un articolo in proposito: http://www.orsatti.info/2010/09/28/grillo-e-il-suo-spin-doctor-la-casaleggio-associati/

Ho controllato su internet, e la Casalecchio Associati esiste davvero: http://www.casaleggio.it/

La cosa più inquietante però è il video Gaia, di cui si parla: http://www.casaleggio.it/thefutureofpolitics/

Su youtube è possibile vedere una versione con sottotitoli in italiano: http://www.youtube.com/watch?v=9mYgbCW8XNA&feature=related

Sulla rete si legge ogni tanto di "nuovo ordine mondiale" su siti complottisti: difficilmente c'è chi si attribuisca questo obiettivo da solo. Sarà una forma di ironia?

Nessun giudizio, solo una domanda: ma i tanti giovani grillini sanno tutto questo?

Pippo Baudo da Fazio

Diario 29/5/2010

Ho appena visto Pippo Baudo da Fazio.

Da qualche anno a questa parte mi sorprendo, ogni volta che lo vedo, nell'essermi abbandonato ad un nostalgico apprezzamento di un'ironia garbata e moderata.

Mi sorprende perché qualche anno fa Pippo Baudo rappresentava l'icona pop di un mondo culturale che per un italiano di sinistra era il sistema da combattere.

Oggi, quell'humus culturale che sapeva d'incenso, democristiano, ci desta nostalgia: e mi viene il sospetto che sia la vecchiaia che avanza.

Dopo un attimo mi accorgo che non ho ancora compiuto 28 anni, e allora comprendo che la causa non è l'età anagrafica, ma l'appartenenza ad un Italia fatta di valori e principi che non esiste e non esistono più.

Allora, guardando Pippo Baudo, mi accorgo di essere un esiliato in patria. E che aveva ragione chi diceva che saremmo morti tutti democristiani.



permalink | inviato da PoliticaMente il 29/5/2010 alle 21:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Video (dal secondo 0:55): Camorra, morte in diretta di una vittima innocente.

Diario 17/6/2009

Dei bastardi (scusate, ma nonostante la loro giovane età non trovo altro modo di chiamarli) sfrecciano sui loro maledetti scooter a seminare morte tra le vie del centro di Napoli sparando all'impazzata.
Un passante, un uomo che stava solo vivendo la sua vita, come fate voi ora in questo preciso momento, viene ferito a morte.
La sua donna, disperata, lo trascina a fatica e implora aiuto, fin quando egli non si accascia ed esala l'ultimo respiro. Non è l'ultima frontiera del grande fratello, è tutto vero. E la cosa più dolorosamente vera è che nessuno si è fermato a prestare aiuto, nessuno. Tutti a voltarsi dall'altra parte e scappare via. Forse perché era un rom? O perché avevano paura di avere visto troppo (con certe cose meglio non avere a che fare)?
Per una volta le ragioni di tutto questo non mi interessano.
Rimane solo lo schifo e l'amarezza.
L'amarezza perché cose così gravi, al pari di altre che lo sono molto meno, scivolano sulla pelle di questo Paese come se fosse normale, o perlomeno fosse impossibile o perlomeno inutile anche solo tentare le cose: e se così è non mi stupisco se scompare l'interesse per la politica e il coraggio della speranza.
Lo schifo perché fintantoché questa è l'Italia, io stesso, che non riesco a rinnegare la mia italianità, non riesco a non farmi schifo da solo.




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Colonia

Diario 22/2/2009

 
Sono stato a Colonia. Città brutta, ma non come certe periferie italiane, dove l’inestetismo è figlio della mancanza di pianificazione e di una carenza etica e culturale di speculatori pronti a violentare il territorio in nome del profitto.

No, Colonia è programmaticamente brutta, e lo è così tanto da apparire bella, o perlomeno interessante. Colonia è una città industriale, da quando l'industria, e forse ancor prima, con la rivoluzione industriale è arrivata sulle rive del Reno. Fiume che da allora, almeno in prossimità di queste sponde, ha un colorito marrone e un olezzo sgradevole all'olfatto.

Quello degli odori sgradevoli è un problema che ha profondamente segnato la vita cittadina e la sua collocazione nell'immaginario collettivo. Nel 1700 era un problema rilevante, a causa della presenza delle concerie con i loro processi di lavorazione e degli operai che – bontà loro – sciamavano per le vie della città ricoperti di sudore; ma anche degli stessi nobili che ci mettevano del loro con le credenze sulla pellagra ed altre simili, in omaggio alle quali evitavano contatti con l’acqua che si ritenevano dannosi alla salute. In soccorso degli olfatti di costoro arrivò il naso di un italiano, Giovanni Maria Farina, che creò l’acqua di Colonia.

Non mi sembra affatto casuale che abbiano avuto bisogno di un italiano per produrre questo storico profumo. L’etica del mondo germanico, nella sua corrusca severità, non indulge a concessioni di sorta nei confronti dell'estetica (quand'anche olfattiva), che da noi con la prima si confonde sino a contaminarla e a mutarne il valore.

Accanto ai pochi edifici di pregio storico che non sono stati devastati dai bombardamenti che hanno distrutto l'intera città durante la guerra (come del resto successo in molte città tedesche) si elevano senza tatto né rispetto fredde costruzioni in cemento, che in inglese si chiama curiosamente “concrete” ed inevitabilmente evoca nella nostra lingua una cruda e pragmatica concretezza. Le poche case rimaste in piedi (o fedelmente ricostruite) del minuscolo centro storico sembrano riassumere questa tensione etica e tutta la distanza dal nostro Paese, in termini geografici, etici ed estetici. Le case del centro di Colonia sono strette, dall'apparenza anguste, ricoperte in mattoni e privi di fronzoli: perfettamente funzionali, scevre di qualsiasi ornamento.

Tutto il contrario del barocco italiano che nelle nostre città impera sui palazzi signorili, ad illuminare con una bellezza opulenta l'esperienza terrena di chi si imbatta in uno di questi manufatti pensati per celebrare una prospettiva ultraterrena dove non c’è spazio per le brutture della vita quotidiana. Tutto questo a Colonia non c’è.

Nelle strade di Colonia la prospettiva di una redenzione ultraterrena per la classe operaia è del tutto assente, in quanto non prevista. L’unica manifestazione della bellezza, peraltro generosamente concessa e inconsapevolmente vestita, è nei volti dei figli (e soprattutto delle figlie) di quelli che a ragione erano anche detti proletari, che la portano con la disinvoltura dettata dall'incoscienza nel carnevale più gioioso d'Europa, forse perché il grigiore del luogo non lascia pensare che un altrove migliore è possibile, e non si induge nell'accarezzare mete inavvicinabili, essendo ben presente la necessità di ottenere il massimo dal “qui e ora”.

A Colonia le celebrazioni del carnevale iniziano ad ottobre e finiscono a febbraio. E’ il periodo in cui tutto è concesso, indipendentemente da età, sesso, provenienza, estrazione sociale. E’ il periodo di un’allegra e tollerata anarchia: nulla ad esempio garantisce che gli esercizi commerciali siano aperti, ciascuno decide quando e come chiudere per godere della festa; il rapporto tra i cittadini e la società sembra improntato allo slogan marxiano: “ad ognuno secondo i propri bisogni, ed ognuno secondo le proprie possibilità”.

Poco prima di arrivare a Colonia il treno da Francoforte passa per un ameno centro attaccato a Bonn: Bad Godesberg. In questa cittadina si tenne nel lontano 1959 un congresso che segnò il definitivo approdo della SPD al riformismo, dunque l’abbandono definitivo di prospettive rivoluzionare e del “programma massimo” in nome del dichiarato obiettivo di raggiungere, mediante gli strumenti offerti dalla democrazia, il massimo ottenibile, “qui ed ora”, in favore delle classi subalterne.

Ho pensato che forse Bad Godesberg non poteva essere altrove, e che è inutile evocarla per la sinistra italiana, perché è troppo lontana dalla nostra calda mentalità latina e mediterranea. più incline a celebrare l'estetica, che ad attenersi scrupolosamente ai dettami dell'etica, più adusa a transigere sul dramma in nome della bellezza che a godere i vantaggi di un’asciutta funzionalità pragmatica. In fondo i nostri amici tedeschi la loro versione di socialismo, meglio , di socialdemocrazia, devono averla pensata così, come un eterno carnevale elevato a sistema. Inconcepibile per noi, figli della tragedia greca.

Piattaforma programmatica

Diario 7/5/2008

Per quanto taluni dicano che il nostro Partito (il PD, per chi no lo avesse capito...) è ormai un partito di centro, io mi ostino a cnosiderarmi di sinistra (senza che la parola centro c'entri, con trattino o senza).
Eppure non mi sembra uno scandalo condividere idee e programmi con esponenti del mondo imprenditoriale se dicono cose sensate e condivisibili come quelle che dice Cipolletta in questo articolo.
Si tratta di cose semplici, ma potrebbero essere un'ottima base per condurre l'opposizione e prepararci al prossimo appuntamento con l'elettorato... tra cinque anni.



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Sui trasporti pubblici

Diario 7/5/2008




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Un modo ci sarebbe

Diario 28/1/2008

In realtà un modo per far convergere una vasta maggioranza sull'ipotesi di una riforma della legge elettorale ci sarebbe. Oggi a favore del sistema tedesco (leggi bozza Bianco nell'ultima versione) sono solo PD, UDC e PRC: gli altri temono la ghigliottina del 5%. Per registrare una convergenza più larga basterebbe introdurre nel sistema due clausole di salvaguarda: esonerare dal superamento della soglia di sbarramento, per accedere al riparto dei seggi, chi abbia vinto in tre collegi uninominali, chi abbia ottenuto almeno il 10-20% in una circoscrizione, e -per le sole elezioni che si tengano prima del 2014- chi raggiunga la soglia del 2%, purché faccia parte di una "coalizione" (soggetto che rimarrebbe in piedi solo a tal fine) al cui interno almeno una lista abbia superato la soglia del 5%. Ci starebbero tutti tranne Forza Italia e AN.



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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).