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Lettera dell'ambasciatore italiano a Parigi sulla Quetione del Medio Oriente

Cronache Storiche 5/1/2004

Scrive l'ambasciatore italiano a Parigi in un telespresso sulla Questione del Medio Oriente di nutrire"molti dubbi sull'amicizia degli arabi", e di non vedere quale vantaggio possano avere gli italiani ad "essere chiamati a far parte di quei consessi alleati che si illudono di dirigere la politica del Medio Oriente [...] dovremmo entrarci con l'atteggiamento di chi vuol salvare capra e cavoli: saremmo un po' filo-arabi perché la nostra opinione pubblica è filo-araba - e perché il Vaticano è anti-Israele - [...] un po' [...] tener conto delle posizioni francesi ed inglesi: in una parola, vorremmo e non vorremmo [...] fino ad ora, per il semplice fatto di esserne stati tenuti fuori, siamo riusciti a non essere malvisti. [...] Che possa venire un momento in cui non ci sia più permesso di non prendere posizione è possibile, anche se non è inevitabile: ma che andiamo a sollecitare noi stessi tale momento, non riesco a capirlo". Non si parla di certo dell'intervento italiano in Iraq, poichè la lettera dell'allora ambasciatore Quaroni al ministro degli esteri Martino data 4 aprile 1956. Ma non ci stupirebbe più di tanto se a mandarla fosse stato un diplomatico di oggi al nostro presidente dl consiglio.




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"[...] In fondo, andarsene dove ci sono più spazio e più occasioni è una scelta semplice: basta bruciarsi i ponti alle spalle e non voltarsi mai indietro. Quanto alle radici, be', quello è un altro discorso. Non c'è chirurgia che riesca ad amputarle per sempre. E spesso, quando meno te l'aspetti, si avvia il loro lento, inesorabile moto verso le origini. [...] Ma quando sei nato in provincia, non puoi barare con la provincia. Non c'è altro luogo dello spirito che sappia essere, al contempo, così rassicurante e oppressivo. Così ricco di antagonismo e di condivisione. In provincia, la memoria individuale non esiste: per vocazione o necessità è collettiva. I miei ricordi coincidono con quelli di tanti della mia generazione".

Giancarlo De Cataldo, magistrato di corte d'assise a Roma e scrittore (autore tra l'altro di Romanzo Criminale).