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Perché il doppio turno va bene?

Si dice che il doppio turno "nazionale" è cosa diversa dal doppio turno di collegio (e dunque non sarebbe altrettanto valido).

Sono due cose diverse, certamente. Ma il risultato che il doppio turno è inteso a raggiungere - il taglio delle ali e la riduzione del potere di "interdizione" dei partiti più piccoli - è il medesimo: dunque avremo la possibilità per gli elettori di scegliere maggioranze coese fatte idealmente di un solo partito, laddove il primo turno è dedicato alla rappresentanza, e il secondo alla scelta della maggioranza di governo. 

La differenza più grande è nella scelta dei signoli parlamentari: in Francia si usano i collegi uninominali, in Italia si userebbero le liste corte bloccate (che si possono anche chiamare collegi plurinominali). 

Questa differenza è sopravvalutata: è vero che nel collegio si conosce il proprio candidato, ma in una lista corta i candidati realmente eleggibili sono uno o due (forse tre, se il partito si aggiudica il premio) a seconda della grandezza dei partiti: dunque in realtà questo modello ha il merito di potere permettere l'alternanza di genere e quindi una maggiore partecipazione femminile. 

Infine, si dice, con le liste bloccate i candidati sono "paracadutati". Ma anche questo dipende: abbiamo avuto i collegi uninominali con il Mattarellum, e i candidati erano puntualmente paracadutati in nome delle coalizioni (cosa non necessaria grazie al doppio turno, poiché ogni partito va per conto suo). 

La bontà di questo modello dipende molto da come verrà interpretato dai partiti: se i partiti selezionano i candidati con primarie di circoscrizone e preferenza di genere, l'elettore consocerà i nomi di un candidato uomo e una candidata donna che saranno elette se il partito va bene, più un terzo se il partito vince, mentre nei partiti piccoli a essere eletto (se il partito ottiene un seggio) è il priimo della lista, come nel collegio. 

Mica così male, direi.

Pubblicato il 20/1/2014 alle 13.22 nella rubrica Politica.

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