Blog: http://PoliticaMente.ilcannocchiale.it

Un governo di 8 uomini e 8 donne è un fatto. Ed è molto positivo.

Quella sul numero di ministri donne è una constatazione di carattere meramente quantitativo. Quanto a valutazioni di tipo qualitativo: per il momento preferisco astenermi. Ammetto di non conoscere abbastanza la maggioranza di queste persone per potermi fare un'idea, ancorché vaga. E mi limito a notare che se il Paese ha abbracciato la retorica del no ai politici di professione, è coerente con questo sentire comune che arrivino al governo personaggi giovani e senza esperienza: del resto - permettetemelo da giovane - il fatto che uno non abbia esperienza non significa che non sia in grado di far bene. Altrimenti, non solo nelle cariche di ministri, ma nelle professioni e in qualunque ruolo sociale sarebbe possibile ricorrere solo a chi abbia ricoperto tale funzione in precedenza, e non sarebbe mai possibile un ricambio generazionale. 

A questo proposito mi fa tanto piacere che tra i ministri ci siano ragazzi della mia età: è la nostra generazione che giustamente reclama il proprio posto tra gli adulti. La più giovane di tutte, la Boschi, oltre ad essere molto bella, quando parla di riforme mi convince più di molti soloni (indifferentemente uomini e in più tarda età!) che ci si sono confrontati in passato forse con maggiore esperienza, affermando maggiore competenza, ma concludendo un bel niente in un ventennio. Poi non ci sono solo i ministri giovani e inesperti. Il curriculum di Padoan parla da sé. 

Quelli di NCD e Scelta Civica non mi piacciono: ma sono cose che succedono in un governo di coalizione. La Guidi è un'indipendente, ma dal pochissimo che so la sua nomina mi lascia un tantino perplesso, e la sua presenza nel Governo in un posto chiave mi fa dubitare sul fatto che? questo sia un governo spostato a sinistra, almeno sui temi economici: quanto agli altri temi la stessa presenza di NCD e UDC nella maggioranza mi fa dubitare sulla possibilità che si facciano passi avanti. 

Alcuni ministri in particolare sono stati oggetto di critica: della Boschi si è detto. Sul fatto che Mogherini (non ho usato l'articolo di proposito perché mi sono reso conto che il suo uso solo con i cognomi femminili ha in fondo un tratto sessista) non abbia i contatti internazionali non ho idea. Da quello che leggo mi pare che un po' di gavetta nel campo l'abbia fatta. Certo, non può avere la stessa rete di contatti che ha chi è stato Commissario europeo. Ma qui ho due obiezioni. La prima, già espressa sopra, è che se devi prendere solo quelli che hanno il maggior grado di esperienza e contatti, allora tanto vale mettere in Costituzione che non si può essere ministri prima dei 50 anni. La seconda si applica anche a Orlando, e riguarda il sistema di selezione delle classi dirigenti all'interno dei partiti. Mogherini e Orlando sono stati responsabili per il PD dei settori corrispondenti ai dicasteri loro appena assegnati (Esteri e Giustizia). Se nel Labour inglese il "ministro ombra" degli Esteri diventa ministro degli Esteri dopo avere vinto le elezioni, nessuno se ne meraviglia. Anzi, la meraviglia ci sarebbe se ciò non succedesse. Se il responsabile Esteri o Giustizia del PD non è reputato idoneo a ricoprire l'incarico di governo corrispondente allora c'è un grave problema di delegittimazione di una delle funzioni chiave di un partito politico: gli incarichi interni allora si danno a casaccio o non contano nulla? Guai a dire così perché se questo vale per il maggiore (e più strutturato) dei partiti italiani, allora hanno ragione i grillini e i cantori di una democrazia "della rete" (ovvero: senza rete, e senza partiti). 

Rimane Marianna Madia. I media la dipingono come una ragazza svampita. Avremo modo di vederla alla prova dei fatti. Per adesso mi ha fatto immenso piacere vedere una giovane ministra giurare con il pancione: perché anche (e soprattutto) di simboli vive la politica. In Italia, più che nel resto dell'Europa occidentale, si è scelto di puntare su un modello di sviluppo sociale maschilista, per cui le uniche donne che possono avanzare nella società sono quelle che accettano di adottare un modello maschile. Dunque la carriera è vista in alternativa alla maternità e viceversa. E così siamo da decenni uno dei Paesi con il più basso tasso di natalità del mondo (e oltre all'aspetto etico si dovrebbe tenere a mente le conseguenze che questo ha in prospettiva futura sulla sostenibilità del nostro sistema pensionistico e di welfare) e in Europa con il più basso tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro (e anche in questo caso, oltre alla questione etica delle donne che per fare le mamme in molti casi si sentono costrette a fare le casalinghe, sarebbe giusto pensare all'enorme serbatoio di talenti e ai punti di PIL potenziale che perdiamo a causa di questa esclusione delle donne dalle attività produttive). 

I modelli sono importanti (quasi) come gli asili nido: le donne italiane devono sapere che possono essere mamme come Marianna Madia (e pure belle come Maria Elena Boschi) e fare carriera esattamente come un uomo. Nei Paesi scandinavi, dove questi modelli ci sono (e soprattutto ci sono gli asili) la partecipazione femminile in politica e nella società non è nemmeno una questione da affrontare. Ma da noi certo che lo è. Perché è ipocrita dire che non importa se un ministro è donna o no, l'importante è che sia bravo: perché se è vero che le donne partecipano molto meno degli uomini alla vita sociale del Paese, è normale che molte meno di loro arrivino ai vertici delle loro rispettive occupazioni. E ad un certo livello la "differenza di bravura" non è tale da fare la differenza. Facciamo un esempio: per il ministero dell'economia si sono fatti tanti nomi, ma l'unica donna era Lucrezia Reichlin. Io non ho le competenze per dire se sia più o meno brava di Padoan: ma qualcuno potrebbe dire che non sarebbe stata un ottimo ministro? 

Allora è bene selezionare, tra le persone migliori, quelle di sesso femminile per ridurre la sottorappresentanza di un genere che conta per la metà della popolazione ma sembra non esistere se si vedono le stanze del potere: se non è una questione di uguaglianza questa! Io poi sono pure a favore delle quote rosa (ma preferisco chiamarle "affirmative actions", come in America) anche nel privato, come hanno deciso di fare in Norvegia (dove ciascun genere deve contare per il 40% delle posizioni dirigenziali, CdA incluso). 

Quanto al fatto che attraverso la selezione di donne arrivino delle persone meno preparate a fare i ministri: ma perché, finora legioni di ministri al 90% uomini ci hanno garantito l'eccellenza? Se per assurdo è davvero così, pazienza: vorrà dire che col tempo riusciremo a riequilibrare la rappresentanza di genere anche nella lista (non breve) di ministri non propriamente eccelsi che sono assurti allaq carica in questi anni. 

Un commento infine su Renzi del quale, sia ben chiaro, non ho assolutamente condiviso forme e modi di questo passaggio politico: ma perché quando il governo con uomini e donne in pari numero lo faceva Zapatero eravamo lì a dire "ma quanto è ganzo e quanto è progressista", e ora se c'è uno che ci prova in Italia non siamo pronti a riconoscergli, tra i tanti difetti, almeno questo merito?

Perché forse sarà pure stato democristiano, ma oltre alla questione della rappresentanza di genere osservo che a sette anni dalla nascita del PD è dovuto arrivare lui, con una lettera inviata ieri, a chiarire la questione della collocazione politica del PD in Europa, chiedendo l'adesione a pieno titolo al Partito del Socialismo Europeo. 

Come diceva qualcuno che certo non può essere sospettato di essere mao (lapsus freudiano) stato democristiano: alla fine non importa che il gatto sia bianco o nero, ma che acchiappi il topo.

Pubblicato il 22/2/2014 alle 17.51 nella rubrica Politica.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web